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Alberto di Grésy

Intervista tratta dal libro di Andrea Zanfi “Piemonte… la signora del vino”, testi di Andrea Zanfi, fotografie di Giò Martorana, Carlo Cambi Editore, Poggibonsi, 2005 (pp. 226-229)

Marchesi di Grésy - Tenute Cisa Asinari
Alberto Cisa Asinari di Grésy

Mi ritengo molto fortunato perché la vita mi ha dato, quasi per gioco, l’opportunità di vivere un’esperienza “agricola” non comune.

Sono uno a cui va bene praticamente quasi tutto, che sta bene con ogni persona, a prescindere dall’estrazione sociale alla quale appartiene e dalla cultura che possiede e questo non è dovuto al fatto che io sia stato folgorato da un’improvvisa bontà francescana o costretto, in conseguenza del forte interesse che nutro per questo lavoro, a relazionarmi, volente o nolente, con un variegato e complesso mondo rurale e imprenditoriale.

No! Questo mio aspetto caratteriale, che si è sviluppato con il tempo, ha avuto bisogno di un processo lento, che forse è iniziato fin nella mia giovanissima età, subito dopo la morte di mio padre, che mi ha lasciato quando io avevo appena quattro anni. Sono cresciuto fra questa campagna e la città, fra la “Milano da bere” e la semplicità di questa terra di Langa, fra gli anni “Bocconiani” dell’università e le serate passate ad ascoltare i racconti di quella tradizione orale contadina che i vecchi mi narravano quando trascorrevo, qui in campagna, la fine dell’estate dopo il mare, prima di tornare a scuola a Milano, giocando con i miei fratelli più grandi, ma soprattutto con Giorgio Zoppi, dalla mattina alle tarde ore pomeridiane, rimproverato per questo da mia madre che, troppo apprensiva, era costretta a venirmi a cercare fuori dal giardino di Villa Giulia sulla sommità della collina di Monte Aribaldo. Bastava che passasse il trattore e io scappavo dal giardino e andavo a cercare il mondo fantastico di vigne, stalle, vacche che era tutto intorno a quel giardino, ma soprattutto la simpatica famiglia Zoppi, agricoltori da generazioni delle nostre Tenute.

Renato, il padre di Giorgio, è un uomo eccezionale che lavora ancora oggi con noi. Suo fratello Ercole, zio di Giorgio, era il vero artista, con una grande nobiltà d’animo, sia nei gesti che nel modo di fare, soprattutto prodigo di consigli che non ha mai lesinato nei miei confronti. Ercole è stato uno di quegli uomini che ha contribuito a far crescere la mia passione per la campagna e quando è stato il momento, mi ha reso meno gravoso il mio noviziato in questa azienda; mi è servito da stimolo, mi ha insegnato a guidare il trattore, a pascolare le vacche, a impartire ordini ai buoi quando si aravano le vigne. Ricordo ancora il profumo delle sue sigarette di trinciato forte che si preparava con santa pazienza tutte le volte che ne aveva voglia; diceva che un fumatore in gamba era in grado di rollarsi una sigaretta camminando di notte al buio con una mano sola… Del resto non lo vedevi mai affaticato: in questo suo habitat si muoveva con signorilità, in un modo così naturale che sembrava che intorno a lui ogni cosa andasse al suo posto in modo perfetto. In ogni caso non è stata l’unica persona che mi ha accompagnato in questo mio avvicinamento al mondo del vino; ce ne sono state altre, grandi personaggi come Giovanni Fallabrino, fattore delle aziende agricole di proprietà della nonna Giulia Pellizzari di Cassine, nel Monferrato alessandrino. Giovanni mi ha fatto innamorare non tanto della vigna, ma dei campi in generale, dei profumi e di quelle percezioni che si possono comprendere solo se si sperimentano sulla propria pelle e non sono neanche facilmente raccontabili. Lui era molto attaccato a noi. Da Cassine la nonna gli aveva mandato durante la campagna di Russia un vero cappotto, dei veri stivali, guanti e cappello: tutto di pelo. Grazie a questo, era riuscito e salvarsi ed era ritornato in Italia. Più recentemente in campo commerciale due persone, due grandi uomini, sono stati per me molto formativi: Adriano Romanò, il nostro primo rappresentante a Milano e Nino Audisio, l’agente del Piemonte, una vera roccia. Tra le vigna e le vendite non posso dimenticare il grande Giacomo Bologna che, figura per me biblica, mi fece comprendere prima di tutti quale livello poteva raggiungere la passione per questo lavoro e quanto fosse importante la qualità del prodotto.

Ma senz’altro il volto che più ho in mente è quello di mia madre che, vedova con 4 figli (io sono l’ultimo) ci ha tirati su: scuole private, niente televisione, tante preghiere… Forse però ancora di più Giovanna, mia moglie, che, pur stando a Milano con 3 figli adolescenti, fa funzionare tutto in maniera perfetta e non mi odia se arrivo tardi alla sera e sto via tanto per lavoro. Sì, credo molto nelle donne, che sanno essere tenaci e dolci e, se ne hanno voglia, hanno più sensibilità e prontezza di noi maschietti; è per questo motivo che in azienda ne abbiamo tante, perché dobbiamo stare molto attenti ai dettagli e loro, in questo sono maestre!

[...]

Spesso, tornando dai miei frequenti viaggi, al mattino amo guardare dal giardino di Monte Aribaldo Martinenga, la collina di fronte a casa; proprio lì sotto, con il suo grande vigneto che si sviluppa come un anfiteatro, ogni volta rimango estasiato dalla complessità delle cromìe che la natura sa offrire ad ogni stagione e scopro sempre più che, in definitiva, io non posso più fare a meno di queste Langhe.